OFFERTA CERTIFICAZIONE ENERGETICA

martedì 22 ottobre 2013

PER ACCEDERE ALL'ECOBONUS SERVE L'APE (O ACE) NEI CASI IN CUI E' PERVISTO

Ai fini dell’accesso alle detrazioni si continua ad utilizzare lo stesso modulo dell’attestato di qualificazione energetica
A partire dal 4 agosto 2013, per accedere alle detrazioni fiscali del 55-65% è necessario l'Attestato di prestazione energetica (APE), nei casi in cui esso è previsto.
Lo ha chiarito la nuova Faq n. 67 con la quale gli esperti dell'Enea rispondono al seguente quesito: “Per accedere alle detrazioni fiscali del 55-65% l’Attestato di certificazione energetica (A.C.E.) ora sostituito dall’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E) è obbligatorio per tutti gli interventi incentivati? E se sì, le spese tecniche necessarie per redigerlo sono comunque detraibili?”
Nella risposta i tecnici Enea ricordano che “Con il decreto-legge 4 giugno 2013, n°63, coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2013, n°90 (che recepisce la direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia), l’Attestato di Certificazione Energetica è stato soppresso e sostituito dall’Attestato di Prestazione Energetica. Pertanto, dal 4 agosto 2013, entrata in vigore della legge n°90, nei casi ove esso è previsto (e cioè nel caso di interventi ai sensi dei commi 344 e 345, quest'ultimo limitatamente alla coibentazione di strutture opache e alla sostituzione di infissi in contesti diversi dalle singole unità immobiliari, della Finanziaria 2007), per accedere a questi incentivi, occorre ora redigere l’A.P.E. Per ciò che attiene la metodologia di calcolo da seguire, come riporta la Circolare del MiSE del 7 agosto 2013, “fino all’emanazione dei decreti previsti dall’art.4 del D.L. n°63, si adempie alle prescrizioni di cui al decreto legge stesso redigendo l’A.P.E. secondo le modalità di calcolo di cui al D.P.R. 2 aprile 2009 n°59, fatto salvo nelle Regioni che hanno provveduto ad emanare proprie disposizioni normative in attuazione della direttiva 2002/91/CE”.
SI CONTINUA AD UTILIZZARE LO STESSO MODULO DELL’ATTESTATO DI QUALIFICAZIONE ENERGETICA. “Ai soli fini dell’accesso alle detrazioni in oggetto, nei casi ove esso è previsto, sopra riportati nel dettaglio, si continua ad utilizzare lo stesso modulo dell’attestato di qualificazione energetica, che può essere compilato e sottoscritto anche da un tecnico abilitato coinvolto nei lavori di cui alla richiesta di detrazione, mentre il tecnico compilatore dell'Attestato di Prestazione Energetica non deve essere coinvolto nei lavori (per ulteriori informazioni sui requisiti dei certificatori, si rimanda al D.P.R. 75/2013). Come è stato già detto, l’A.P.E. va conservato dall’utente e, in quanto misura obbligatoria per l’accesso alle detrazioni, le spese tecniche per la sua compilazione sono anch’esse detraibili”
 
 
 

venerdì 18 ottobre 2013

LEGGE DI STABILITA'...UN ANNO IN PIU' PER LA DETRAZIONE DEL 65%

Proroga per Ecobonus, detrazioni sulle ristrutturazioni e acquisto di mobili. Ma anche risorse per la messa in sicurezza del territorio, cancellazione del fondo che avrebbe esentato i professionisti dall’Irap e Trise, nuova imposta comunale che sostituirà Imu e Tares.
Sono le novità introdotte dalla Legge di Stabilità per il 2014, approvata dal Consiglio dei Ministri e ora in attesa di iniziare il suo iter in Parlamento.
Questi in sintesi alcuni dei contenuti della leggeper quanto riguarda l'Ecobonus 65%:
le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici sono prorogate fino alla fine del 2014, mantenendo l’attuale aliquota, per poi decrescere progressivamente. Nel 2015 le detrazioni scendono infatti al 50% e nel 2016 tornano al 36%, seguendo il bonus ristrutturazioni cui sono state accomunate.
Per gli interventi che interessano le parti comuni degli edifici condominiali o tutte le unità immobiliari di cui si compone il condominio, le spese sostenute fino al 30 giugno 2015 sono detraibili al 65%, mentre quelle effettuate fino al 30 giugno 2016 usufruiscono del bonus al 50%.






martedì 8 ottobre 2013

VEDEMECUM SULL'APE (ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA) DEGLI EDIFICI. - seconda parte -

6) Un attestato rilasciato prima del 6 giugno 2013 può essere allegato ad un nuovo contratto di locazione?
Per una vendita posta in essere dal 6 giugno 2013 in poi, il venditore può ancora avvalersi dell'eventuale attestato di certificazione energetica (Ace) rilasciato in
data anteriore al 6 giugno 2013, e ancora in corso di validità. L'attestato ha sempre una validità massima di 10 anni, subordinata al rispetto delle prescrizioni di controllo degli impianti termici e alle necessità di aggiornamento in caso di interventi migliorativi o di ristrutturazione impiantistica. Se invece, per vendere o affittare casa, il proprietario dovesse produrre un attestato oggi (dopo il 6 giugno e prima dell'entrata in vigore del nuovo regolamento sulle modalità di calcolo per l'Ape) è meno certo il valore futuro del documento: se nel frattempo, prima della chiusura del contratto o del rogito, venisse approvato il regolamento, c'è solo da sperare che il documento resti valido. Un Ace fatto oggi non è detto che possa rispondere ai futuri regolamenti, a meno che le nuove norme non facciano salvi gli attestati prodotti fino a quel momento.

7) Anche per l'affitto breve di una casa a uso vacanze è necessario l'Ape?
Sì, il Dl 63/2013 non fa alcuna distinzione tra locazioni turistiche e non. L'Ape deve essere allegato a tutti i nuovi contratti di locazione (e non di proroghe o di rinnovi o altro) stipulati in seguito all'entrata in vigore del decreto stesso, pena la nullità. L'articolo 12 del Dl 63/2013, inoltre, prevede la sanzione amministrativa non inferiore a 300 euro e non superiore a 1.800 euro per il proprietario che in caso di nuova locazione non doti l'immobile di Ape. La legge, comunque, prevede un lungo elenco di fabbricati per i quali vi è esonero dall'allegazione dell'Ape al contratto di vendita o di locazione di cui essi siano oggetto: i fabbricati isolati con una superficie utile totale inferiore a 50 metri quadrati; i fabbricati industriali e artigianali quando gli ambienti sono riscaldati per esigenze del processo produttivo (ad esempio: una serra) o utilizzando reflui energetici del processo produttivo non altrimenti utilizzabili; i fabbricati agricoli non residenziali, sprovvisti di impianti di climatizzazione; gli edifici adibiti a luoghi di culto; i manufatti qualificabili come "ruderi"; edifici il cui utilizzo non prevede l'installazione e l'impiego di sistemi tecnici, quali box, cantine, autorimesse, parcheggi multipiano, depositi e strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi (fatta eccezione per le porzioni di edifici eventualmente adibite ad uffici); edifici in cui non è necessario garantire un comfort abitativo perché non destinati alla permanenza di persone, quali i garage, i depositi, le cantine, le centrali termiche, i locali contatori, le legnaie, le stalle; manufatti, comunque, non riconducibili alla definizione di edificio (ad esempio: una piscina); i fabbricati "al grezzo", vale a dire i manufatti che si trovano nello stato di "scheletro strutturale", cioè privi di tutte le pareti verticali esterne o di elementi dell'involucro edilizio; nonché gli edifici venduti "al rustico", cioè privi delle rifiniture e degli impianti tecnologici; gli edifici "marginali" ossia gli edifici che non comportano un consumo energetico in relazione alle loro caratteristiche tipologiche e/o funzionali (ad esempio: portici, pompeiane, legnaie); gli edifici inagibili o comunque non utilizzabili in nessun modo e che, come tali, non comportino un consumo energetico (ad esempio fabbricati in disuso).

8)L'Ape è un documento complesso. Come riconoscerne uno valido a fine di legge?
L'offerta di mercato che non garantisce sempre lo stesso risultato. Ad esempio su Groupon, sito internet di sconti e coupon promozionali, è possibile portarsi a casa un attestato «a 59 euro invece di 250, con sopralluogo e registrazione al Catasto regionale». Ma la pagella energetica, obbligatoria dal 6 giugno anche per gli affitti, è un documento complesso e nella corsa dei professionisti per accaparrarsi questa fetta di mercato si insinuano documenti non validi o di scarsa qualità.Prima del rogito è il notaio a dover verificare che l'attestato esibito dal cliente abbia quel contenuto minimo che, in base alla normativa vigente, lo possa qualificare comeApe (oppure Ace se ancora in corso di validità): deve indicare la classe di prestazione energetica dell'edificio, la data di rilascio (sia l'Ape che i vecchi Ace hanno validità decennale), gli elementi idonei a collegare il certificato all'immobile negoziato (in primo luogo i dati di identificazione catastale), la sottoscrizione del tecnico che lo ha redatto e la sua dichiarazione di indipendenza. Spetta però al proprietario del bene, e non al notaio, verificare che il tecnico sia in possesso dei requisiti di legge: l'accertamento non è poi così facile, poiché non tutte le Regioni si sono dotate di un apposito albo o registro di certificatori accreditati. I principali network di mediazione immobiliare hanno stipulato delle convenzioni ad hoc e propongono prezzi agevolati, per evitare di imbattersi in certificati rilasciati in fretta, sulla base di fac simili pre-compilati, senza vedere l'immobile. Meno controlli, invece, sul fronte degli affitti: «Se il proprietario si presenta con il suo certificato – afferma Isabella Tulipano di Solo Affitti – che ritiene valido, non c'è nessuno che poi va a controllarlo. Tanto meno l'inquilino, poco attento al parametro della prestazione energetica, che sposta ancora pochissimo la trattativa». In una rilevazione fra le 310 agenzie di Solo Affitti questo requisito è all'ultimo posto fra le esigenze manifestate nella ricerca di un immobile da affittare.

9) È vero che, oltre all'Ape, bisogna allegare al contratto anche il libretto di impianto?
No. All'attestato di Prestazione energetica (Ape) che, a pena di nullità, va allegato ai contratti di compravendita, donazione e locazione, non deve essere unito il «libretto di impianto»: lo sostiene una nota del consiglio nazionale del Notariato. L'articolo 6, comma 5, del Dlgs 192/2005 (modificato dal Dl 63/2013) dispone che i libretti di impianto «sono allegati» all'attestato di prestazione energetica: l'espressione «allegazione» deve essere intesa nel senso che l'Ape deve essere accompagnato nel tempo dai documenti necessari affinché possa essere verificata una delle condizioni cui è subordinata la validità dell'attestato. Infatti l «libretto di centrale» e il «libretto d'impianto» sono previsti dall'articolo 11 del Dpr 412/1993: devono essere conservati presso l'edificio o l'unità immobiliare in cui è collocato l'impianto termico. Il libretto di impianto è importante, ai fini dell'Ape, perché la validità massima dell'attestato è di dieci anni, e l'Ape va aggiornato a ogni ristrutturazione o riqualificazione che modifichi la classe energetica dell'edificio o dell'unità immobiliare interessata. La validità decennale dell'Ape è subordinata al rispetto delle prescrizioni per i controlli di efficienza energetica dei sistemi tecnici dell'edificio. In caso di mancato rispetto di queste norme l'attestato decade il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui è prevista la prima scadenza (prevista appunto nel "libretto") non rispettata. Occorre pertanto distinguere tra l'esemplare dell'Ape da consegnare all'acquirente o al conduttore, che va accompagnato da una copia del "libretto", e l'esemplare destinato ad essere allegato al contratto, che invece può essere privo del "libretto".

10) Le parti possono concordare di fare a meno dell'Ape?
No, è illegittimo e il contratto di compravendita privo di attestato sarebbe nullo, cioè privo di effetti. L'attestato deve comunque sussistere fin dall'inizio della trattativa, poiché il proprietario è tenuto a metterlo a disposizione di ogni potenziale acquirente e a indicare la prestazione energetica negli annunci. Al momento del contratto preliminare basta che sia consegnato al promissario acquirente, ma non occorre che sia allegato come invece va fatto al momento del rogito.


lunedì 7 ottobre 2013

VEDEMECUM SULL'APE (ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA) DEGLI EDIFICI. - prima parte -

1) Che cos'è l'Ape e perché serve per la propria abitazione?
L'Ape (attestazione di prestazione energetica) contiene la «targa energetica» che sintetizza le caratteristiche energetiche dell'immobile. Per misurarle, il tecnico deve analizzare le caratteristiche termo igrometriche, i consumi, la produzione di acqua calda, il raffrescamento e il riscaldamento degli ambienti, il tipo di impianto, eventuali sistemi di produzione di energia rinnovabile.
L'attestato deve contenere anche i dati catastali dell'immobile. Nel caso si debba vendere la propria abitazione o stipulare un nuovo contratto di locazione per tovare un inquilino, i relativi annunci commerciali tramite tutti i mezzi di comunicazione devono riportare l'Indice di prestazione energetica (Ipe) dell'involucro edilizio e globale dell'edificio o dell'unità immobiliare e la classe energetica corrispodente, contenute nell'attestato di prestazione energetica. Poi, durante le trattative di compravendita o di locazione, venditori e locatori devono rendere disponibile al potenziale acquirente o al nuovo conduttore l'attestato di prestazione energetica. In caso di vendita l'attestato dovrà essere consegnato all'acquirente, così come in caso di locazione al conduttore.

2) Quali obblighi ha chi vende o affitta per quanto riguarda l'Attestato di prestazione energetica?
Il decreto 63/2013, poi convertito dalla legge 90/2013, ha introdotto l'Ape (attestato di prestazione energetica) al posto del precedente Ace (attestato di certificazione energetica) e ha sanzionato di nullità, in caso di mancata allegazione dell'Ape, a far tempo dal 6 giugno 2013, tutti i contratti di compravendita immobiliare (e pure di ogni altro contratto traslativo di immobili a titolo oneroso: permuta, conferimento in società, transazione, rendita, eccetera); i contratti di donazione e ogni altro atto traslativo di immobili a titolo gratuito; i "nuovi" contratti di locazione (vale a dire non i contratti che siano una proroga di precedenti contratti).

3) Cosa si rischia in caso di mancata allegazione dell'Ape ai contratti? 
L'obbligo di allegazione è stato introdotto pena la nullità dell'atto stesso. Si tratta di una nullità assoluta, che può essere fatta valere da chiunque e può essere rilevata d'ufficio dal giudice; l'azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione. In ballo, dunque, c'è il rischio di trovarsi in mano un contratto non effettivo, oltre al fatto che in caso di vendita il proprietario che viola l'obbligo di dotazione dell'attestato di prestazione energetica è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 3mila euro e non superiore a 18mila euro; in caso di nuovo contratto di locazione il proprietario che viola l'obbligo è invece punto con una sanzione amministrativa non inferiore a 300 euro e non superiore a 1.800. A questo si somma poi la necessità di indicare nella pubblicità di vendita o affitto l'indice di prestazione energetica: in caso di mancata indicazione nei cartelli sono previste sanzioni amministrative.

4) Che differenza c'è tra l'Ape e il vecchio Ace (attestato di certificazione energetica)?
Prima che il Dl 63/2013, convertito dalla legge 90/2013, scorso introducesse per la prima volta l'attestato di prestazione energetica (Ape), esistevano gli attestati di certificazione energetica (Ace), già obbligatori nei rogiti di compravendita. L'Ape sarà un documento più complesso dell'Ace, perché dovrà tenere conto di diversi parametri energetici dell'edificio rispetto all'attestato precedente, come ad esempio la climatizzazione invernale). Le procedure e metodologie di calcolo per la redazione dell'Ape non sono, però, ancora note: sarà compito del ministero dello Sviluppo Economico, con un futuro regolamento, definirle in modo uniforme su scala nazionale. Fino all'entrata in vigore di questo regolamento, i calcoli si continuano a effettuare in base a quanto previsto dal Dpr 59/2009 e relative norme Uni e Cti (le stesse con cui vengono redatti i "vecchi" Ace nelle Regioni che non hanno approvato leggi regionali ad hoc). Nemmeno importa, inoltre, che i nuovi certificati non siano denominati Ape, perché l'utilizzo dell'espressione Ace è una mera imperfezione formale, priva di conseguenze. Tanto che, inoltre, sono ancora utilizzabili, se non ne sono venuti meno i presupposti (ad esempio per lavori effettuati nell'edificio), gli Ace prodotti anteriormente al 6 giugno 2013. In tutte le Regioni (e Province autonome) invece "legiferanti", che cioè hanno definito procedure diverse per la redazione degli attestati, gli Ape/Ace si continuano a redigere secondo la normativa locale vigente al 6 giugno 2013. E in queste Regioni la normativa statale prevale su quella locale con riferimento alla nullità dei contratti per mancata allegazione dell'Ape/Ace.

5) Sugli annunci commerciali di vendita o affitto è necessario riportare i consumi energetici?
Si, nel caso di offerta di vendita o di locazione, i relativi annunci tramite tutti i mezzi di comunicazione commerciali dovranno riportare l'indice di prestazione energetica dell'involucro edilizio e globale dell'edificio o dell'unità immobiliare e la classe energetica corrispondente. Tutte informazioni contenute nell'Attestato di prestazione energetica. In caso contrario, «il responsabile dell'annuncio» è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 500 euro e non superiore a 3mila euro.


lunedì 30 settembre 2013

ECO-BONUS 65% ESTESO AD ALTRI INTERVENTI

Approvata all'unanimità dalle commissioni riunite Ambiente e Finanze della Camera una risoluzione bipartisan per la stabilizzazione dell’eco-bonus del 65% e l’allargamento della platea degli interventi che possono godere di tale detrazione fiscale.
Si tratta della Risoluzione n. 7-00090 - primo e secondo firmatario rispettivamente l’On. Realacci e l’On. Capezzone – che “è stata sottoscritta da tutti i gruppi politici ed impegna il Governo ad assumere iniziative urgenti per mettere in sicurezza e riqualificare dal punto di vista energetico il patrimonio edilizio nazionale, sia privato che pubblico, con specifiche norme da inserire nella legge di stabilità”, spiega Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera.
La richiesta al Governo
“La risoluzione – prosegue Realacci - impegna l’esecutivo a stabilizzare ed estendere l’eco-bonus, a garantire agli interventi riqualificazione energetica e alla messa in sicurezza antisismica del patrimonio immobiliare un effettivo vantaggio rispetto alle altre agevolazioni per l’edilizia, tenendo fermo l'attuale parametro che prevede una differenza di 15 punti percentuali fra eco-bonus e agevolazione riconosciuta per gli ordinari interventi di ristrutturazione. La risoluzione prevede inoltre che siano ampliati i soggetti fruitori dell’eco-bonus, includendo tra aventi diritto anche gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, quelli relativi alla riqualificazione energetica di edifici interi, gli interventi di consolidamento antisismico degli edifici ricadenti in aree ad alta pericolosità sismica che, per ragioni di tipo amministrativo, non rientrano ancora nelle zone 1 e 2 di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, e gli interventi di consolidamento antisismico dei beni immobili strumentali e delle strutture alberghiere”.
“Oltre a rafforzare le politiche ambientali, anche in vista degli impegni per la riduzione delle emissioni assunti dall’Italia a livello internazionale, la risoluzione – sottolinea Realacci - indica una via praticabile da subito per dare maggiore sicurezza ai cittadini, rilanciare un settore importante come l’edilizia nel segno della qualità e ridurre sia le emissioni che le bollette degli italiani. Tra una casa costruita male e una costruita secondo i criteri del risparmio energetico, infatti, passa una differenza di bolletta energetica di ben 1.500 euro l’anno”.



giovedì 26 settembre 2013

...E LA FORMAZIONE DEI CERTIFICATORI ENERGETICI ?

In Italia c’è un comparto che pur avendo tutte le carte in regola per assorbire ingegneri e architetti (solo per citare le categorie immediatamente spendibili nel settore) è inchiodato a una lotta di potere tra Stato e Regioni.
La certificazione energetica degli edifici (cioè il controllo sui consumi di una casa e la sua registrazione in un attestato) doveva essere la nuova frontiera della Greeneconomy all’italiana, un campo capace di creare posti di lavoro e professionalità specifiche. Cosa che peraltro ha iniziato a verificarsi ma rischia ora di essere bloccata dalle liti su come abilitare chi a fare il mestiere del controllo consumi.
L’anima verde della Penisola si è incartata su uno dei tasselli fondamentali del comparto: la formazione dei certificatori. Nonostante a luglio siano finalmente entrate in vigore le norme nazionali che la rendono obbligatoria (con i dovuti distinguo a seconda del percorso di laurea scelto come indicato nel decreto), in molte regioni sono ancora valide le regole adottate ben prima che lo Stato si decidesse a emanare una normativa generale.
Con il risultato che un ingegnere abilitato alla progettazione di edifici è obbligato a seguire un corso specifico in Liguria come in Provincia di Bolzano ma non in Piemonte. Le norme statali dovrebbero “battere” quelle regionali, ma lo stesso Dpr sui certificatori ha previsto che le regole nazionali siano valide solo in quelle regioni che ancora non hanno legiferato per conto loro.
Ad aggiungere confusione c’è anche un altro problema: non è detto che le norme locali restino così come sono visto che Roma ha poi imposto anche alle più tempestive e virtuose Regioni di riadeguarsi alle ultime direttive europee in materia (nonché al recentissimo decreto legge nazionale che regola il nuovo attestato di prestazione energetica). Insomma, un caos che anziché omogeneizzare le regole sbatte la porta in faccia alla libera circolazione dei professionisti sul territorio europeo.
Gli ordini e i collegi professionali, dal canto loro, sono sul piede di guerra: chi ha già un titolo di Stato e una formazione adeguata (leggi: sia capace di progettare un edificio) non ne vuole sapere di sostenere un ulteriore prova iscrivendosi a un corso che può costare in media 800 euro per 64 ore di lezione.
Diversa la posizione delle Regioni e anche del Legislatore nazionale che consente ora anche a matematici, fisici, o agronomi di rilasciare un attestato energetico (previo superamento del corso, si intende).
Ma chi sono e cosa fanno i certificatori? Si tratta di figure abilitate a rilasciare il cosiddetto Attestato di prestazione energetica, un documento che una recente normativa nazionale (il decreto legge 63/2013) obbliga ad allegare a ogni atto di trasferimento, compravendita e locazione di immobili, pena la nullità dei contratti.
In buona sostanza, proprio come gli elettrodomestici hanno la loro classificazione dei consumi (le famose classi, dalla peggiore che è la G alla migliore che è la A) così anche i luoghi in cui viviamo devono avere il loro patentino energetico. L’attestato serve a capire se l’appartamento dei sogni sia davvero conveniente, magari perché consuma poco, o se invece sia una fregatura per il fatto che beva gasolio come una spugna o disperda troppo calore d’inverno.
E visto che le norme europee impongono limiti di emissioni e standard di sicurezza per gli impianti di riscaldamento e la costruzione degli edifici, ecco che l’intervento di un esperto diventa vitale. E trasforma un mestiere in opportunità che purtroppo l’insano amore italiano per i paletti e la burocrazia rischia di sprecare.

mercoledì 18 settembre 2013

ECOBONUS...E' SCONOSCIUTO ALLA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI

L'efficienza energetica è stata la vera protagonista del dibattito in materia di energia degli ultimi tempi, soprattutto per effetto del varo del cosiddetto Ecobonus, che ha trovato ampio spazio anche sui media generalisti.
Eppure la maggioranza degli italiani, secondo l'Osservatorio sull'efficienza energetica realizzato da Domotecnica in partnership con Accenture, Axpo, Bnl ed Eni, ignora completamente l'esistenza di questo provvedimento, pur manifestando una notevole propensione alla diminuzione dei consumi. Il sondaggio, in effetti, evidenzia come la conoscenza dell'estensione delle detrazioni al 65% per tutto il 2013 sia scarsa (36% tra le famiglie). Più informati a proposito sono i piccoli imprenditori (58%), anche se un buon 35% ammette di non saperne nulla. I risultati sono particolarmente sorprendenti anche perché la rilevazione è stata condotta a luglio, cioè poche settimane dopo il varo del provvedimento. 
Eppure gli italiani, almeno in linea di principio, sono ben disposti nei confronti dell'efficienza energetica: la quasi totalità degli interpellati apprezza la possibilità di risparmiare in bolletta ed evitare gli sprechi, nonché di contribuire al benessere delle generazioni future. Le aspettative di vantaggi economici risultano addirittura in aumento rispetto al 2012: ben il 43% dichiara di aspettarsi un risparmio che oscilla tra il 20% e il 40%. Una percentuale non trascurabile di famiglie (12%), anche se in lieve diminuzione rispetto all'anno precedente, dichiara di avere in previsione di effettuare interventi per migliorare le prestazione energetiche delle proprie abitazioni, che darebbero luogo a un giro d'affari di circa 10,2 miliardi di euro (in stragrande maggioranza per singole spese sino a 5.000 euro). La crisi economica complessiva, però, si fa sentire: secondo l'84% degli intervistati non sono questi i tempi per effettuare degli investimenti e il 75% esclude di voler cambiare le proprie abitudini o mettere mano alla propria casa, anche se a consigliarglielo fosse un tecnico, dopo aver effettuato un check-up delle prestazioni energetiche. Entrambe le percentuali sono in aumento rispetto all'indagine effettuata nel 2012, a conferma di come la recessione freni la propensione degli italiani all'efficienza. 
L'impressione, confermata dal dibattito successivo alla presentazione dell'Osservatorio, è che il mercato italiano del risparmio energetico abbia ottime potenzialità, ma che occorra aggiungere altri tasselli per completare definitivamente il puzzle. L'Ecobonus e le detrazioni fiscali in sé, per quanto utili, non bastano insomma a lanciare il mercato. Oltre a una maggiore informazione, l'elemento chiave è probabilmente rappresentato dalla necessità di un maggior sostegno bancario: quasi un quarto di chi ha escluso di effettuare interventi si dice infatti disponibile a rivedere la propria decisione se gli venisse proposto uno strumento di finanziamento dedicato. Lo stesso interesse emerge anche tra coloro che hanno già preventivato di riqualificare la propria abitazione. Il finanziamento è ritenuto interessante dal 69% e sarebbe ben accetto soprattutto se fosse possibile detrarre gli interessi dalle tasse (per il 32%) e, anche se in misura inferiore, se la rata mensile fosse uguale ai soldi risparmiati in bolletta (18%). Per il 10% sarebbe positivo che il finanziamento venisse pagato direttamente in bolletta e per il 9% se fosse il condominio a stipularlo.
Formule e prodotti finanziari di questo tipo, però, sono in buona parte ancora da pensare, anche perché l'efficienza energetica non può contare sull'assicurazione "blindata" del Conto energia, che garantiva una copertura totale dell'investimento nel fotovoltaico da parte dello Stato. «Le banche sinora si sono mosse in maniera non coordinata - ha dichiarato Luca Bonansea, responsabile retail banking di Bnl/Bnp Paribas -, alcune forse non sono ancora consapevoli delle potenzialità del settore, che nei prossimi 1 o 2 anni diventerà davvero interessante. Quel che è certo è che non possiamo lasciare le cose come stanno oggi. Dal nostro punto di vista il tema del finanziamento deve essere legato al check up energetico, perché questo strumento è in grado di fornire all'istituto di credito dei numeri matematici sulla reale quantità risparmio economico derivante dagli interventi di efficientamento. È chiaro che come banca non possiamo essere noi a fare questa valutazione tecnica, ma occorrerà appoggiarsi a dei partner».
«I risultati dell'Osservatorio mettono in luce aspetti molto interessanti in tema di efficienza energetica che non possono e non devono essere trascurati - ha affermato Luca Dal Fabbro, presidente Domotecnica -. Tra le priorità per lo sviluppo c'è la necessità di informazione e chiarezza, che risultano aspetti cruciali per spingere famiglie e imprese a investire in efficienza. Istituzioni e aziende devono mettere in campo tutte le risorse necessarie affinché il messaggio non solo arrivi ai cittadini, ma che lo faccia in modo corretto ed efficace».