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martedì 14 maggio 2019

RISTRUTTURAZIONI CON RISPARMIO ENERGETICO, COSA ACCADE SE NON SI INVIANO I DATI ALL'ENEA ?


La trasmissione dei dati all’Enea degli interventi edilizi e tecnologici che beneficiano del bonus ristrutturazioni ma comportano anche risparmio energetico e/o utilizzo delle fonti rinnovabili, seppure obbligatoria per il contribuente, non fa venir meno, se non effettuata, il diritto al bonus, dal momento che non è prevista alcuna sanzione nel caso non si provveda all’adempimento.
A chiarirlo l’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione 46/E del 18 aprile 2019, con cui risponde alla richiesta in merito alle conseguenze derivanti dalla mancata comunicazione dei dati sui lavori. 
Lavori edilizi con risparmio energetico: la questione dell’invio dati all’Enea
La ‘questione’ dell’invio dei dati all’Enea nasce con la Legge di Bilancio 2018 che ha introdotto l’obbligo di inviare all’Enea, a partire dal 1° gennaio 2018, una comunicazione legata alla detrazione del 50% sugli interventi di ristrutturazione edilizia che consentono anche di conseguire un risparmio energetico e all’acquisto di elettrodomestici, con l’obiettivo di monitorare il risparmio energetico che può derivare da un intervento di ristrutturazione.
L’invio va effettuato entro 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo, attraverso il sito web dedicato.
La norma, però, ha creato alcuni dubbi circa la rilevanza fiscale della trasmissione delle informazioni sugli interventi effettuati e, in particolare, all’eventuale perdita del diritto alla detrazione delle spese sostenute nel 2018 in caso di mancato o tardivo adempimento.

Ristrutturazioni con risparmio energetico: ecco cosa accade in caso di mancata trasmissione all’Enea

Il ministero dello Sviluppo economico ha espresso l’avviso, condiviso dalle Entrate, che l’invio all’Enea delle informazioni, seppure obbligatorio per il contribuente, non determina, se non effettuato, la perdita del diritto alla detrazione, in virtù del fatto che non è prevista alcuna sanzione nel caso non vi si provveda.
Infatti, il DM 41/1998, con il quale è stato adottato il regolamento recante le norme di attuazione e le procedure di controllo in materia di detrazioni per le spese di ristrutturazione edilizia, stabilisce gli adempimenti da effettuare ai fini dell’agevolazione; in particolare, l’articolo 4 elenca i casi di diniego della detrazione, tra i quali non è compresa la mancata o tardiva trasmissione delle informazioni all’Enea, prevista dall’articolo 16, comma 2-bis, Dl 63/2013; in più, la perdita del diritto alla detrazione, in caso di mancata o tardiva trasmissione, non è prevista neanche dallo stesso articolo 16.
Pertanto, conclude la risoluzione, in assenza di una specifica previsione normativa, l’omesso o tardivo invio delle informazioni non fa perdere il diritto alle detrazioni.
(fonte:edilportale.com)




martedì 7 maggio 2019

COMPRAVENDITE IMMOBILIARI, CRESCE (POCO) L'ATTENZIONE ALLA CLASSE ENERGETICA


Nel 2018 aumenta, anche se lievemente, il numero delle compravendite immobiliari nelle migliori classi energetiche (+6%), mentre è sceso sotto il 50% il peso sul mercato degli immobili di classe G, la peggiore.
Ad evidenziarlo il Report sulle dinamiche del mercato immobiliare in funzione delle caratteristiche energetiche degli edifici, frutto della collaborazione tra l’ENEA, l’Istituto per la Competitività (I-Com) e la Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP), presentato lo scorso 30 aprile a Roma.
Efficienza energetica, il peso della classe energetica nelle compravendite
Il Report, pur confermando l’importante peso che hanno gli immobili di classe G (classe energetica più scadente), ne registra un lieve calo rispetto all’anno precedente: nel 2018 le compravendite si attestavano tra il 37% (nel caso delle villette) e il 46% (nel caso delle ville unifamiliari). Lo stesso dato, per il 2017, era compreso tra il 54% e il 67%.
Il miglioramento della situazione è testimoniato dalla diminuzione della percentuale di immobili compravenduti appartenenti alle ultime quattro classi energetiche (D-G) rispetto all’anno precedente. Infatti, per il 2018, tale valore è pari a circa l’80%, a fronte di un valore superiore al 90% per il 2017.
Cresce, rispetto al 2017, il dato degli immobili di pregio compravenduti e ricadenti nelle prime tre classi energetiche (A+ A e B) che passa del 22% al 28%.
Anche la distribuzione per classe energetica rispetto all’ubicazione dell’immobile presenta dinamiche interessanti. Tale percentuale migliora per tutti i segmenti analizzati, ad eccezione degli immobili ubicati nelle zone centrali (10% circa). Ciò non sorprende vista la complessità di eseguire interventi strutturali sul sistema edificio-impianto in immobili spesso molto datati e ubicati nei centri storici.
Edifici nuovi o ristrutturati: il valore dell’efficienza energetica
Mentre nella compravendita di appartamenti esistenti il fattore energetico è poco dominante, il discorso è diverso per gli edifici nuovi; la percentuale di immobili di elevata qualità energetica (A+, A e B) rappresenta il 77% degli immobili di nuova costruzione venduti nel 2018.
Secondo il report, il dato positivo sugli edifici di nuova costruzione si inquadra bene nella necessità dover rispettare gli elevati standard imposti per legge alle nuove costruzioni, e nel fatto che il notevole stock di invenduto del segmento delle nuove abitazioni, che comprende quindi edifici costruiti tempo addietro ma che non sono mai stati oggetto di compravendita, si sta via via esaurendo.
Nel caso degli edifici ristrutturati, la percentuale di edifici appartenenti alle classi energetiche più performanti (A+, A e B) è passata dal 10% del 2017 al 22% del 2018.
Settore immobiliare: l’efficienza energetica acquista maggior valore
“I risultati presentati oggi sono particolarmente positivi, perché dopo anni di ‘timidezza’ e di scarsa attenzione, il settore immobiliare – sottolinea il Presidente dell’ENEA Federico Testa – inizia a riconoscere la valenza strategica dell’efficienza energetica. Il cambiamento nella percezione dei vantaggi economici e di comfort che possono derivare dall’acquistare o vendere un immobile di classe energetica più elevata, è una grande vittoria anche per l’ENEA che è impegnata, anche in qualità di Agenzia nazionale per l’efficienza energetica, con tecnologie, servizi e attività di formazione e informazione per le pubbliche amministrazioni, le imprese e i cittadini e di supporto ai decisori politici nella predisposizione delle misure più efficaci”.
“Visto il notevole peso che il settore degli edifici ha per il conseguimento del target di efficienza energetica negli usi finali di energia del Piano Nazionale Energia e Clima di recente sottoposto dal Governo italiano all’esame della Commissione europea, sarà – sottolinea il vicepresidente I-Com Franco D’Amore – molto importante intraprendere azioni fortemente innovative volte ad accelerare i progressi fin qui evidenziati dal mercato immobiliare rispetto al tema della qualità energetica degli edifici, rendendo possibile la mobilitazione delle ingenti risorse necessarie per realizzare gli investimenti in riqualificazione energetica degli immobili”.
Nonostante i miglioramenti di questi anni, che emergono dall’indagine, lo studio evidenza come la cultura del risparmio energetico nell’immobiliare, ed in particolare, la riqualificazione energetica, non sono ancora diventati una vera pratica sociale, sebbene oggi vi siano sempre più famiglie disposte a spendere di più rispetto a soluzioni abitative vetuste ed energivore.
(Fonte:edilportale.com) 


lunedì 31 dicembre 2018

IL DECALOGO DEL CONSUMO INTELLIGENTE


Quante volte ci capita di uscire da una stanza senza spegnere la luce? Di leggere tenendo il televisore acceso anche se non serve? Di lasciare il computer in funzione inutilmente? La fretta, talvolta la pigrizia, ci inducono a sprecare energia, alleggerendo il portafogli. Ma ridurre i consumi e tutelare l’ambiente è semplice: ENEA ha messo a punto “Il decalogo del consumo intelligente”, nato per sensibilizzare i cittadini e in particolare gli studenti a un uso consapevole dell’energia e fa parte di una guida didattica con materiali di approfondimento per aiutare insegnanti e ragazzi ad adottare comportamenti virtuosi.
Secondo gli esperti del Dipartimento Unità Efficienza Energetica di ENEA, il 10% dei consumi di un apparecchio sono imputabili allo stand-by, mentre il PC è uno di quegli elettrodomestici che assorbe dai 3W a 6W anche da spento. I 10 consigli chiedono a tutti un impegno: un uso “intelligente” dell’energia, senza per questo rinunciare al comfort e ai servizi a cui siamo abituati.
Ecco il decalogo del consumo intelligente
1) Suggerisci l’acquisto di prodotti in classe energetica A o superiore e con certificazioni “energystar” ed “ecolabel”. I recenti monitor a LED consumano fino al 70% di energia in meno rispetto ai monitor LCD (a cristalli liquidi).
2) Accendi solo l’apparecchio che ti serve e spegni gli apparecchi staccandoli dalla presa elettrica. Anche se ti fanno compagnia, quando studi o leggi non serve avere computer, stereo e televisore acceso. Se li tieni spenti, userai meno energia e sarai più concentrato nello studio.
3) Attiva le funzioni “risparmio energia” e disattiva il “salvaschermo”. Nei moderni schermi a LCD e a LED, i salvaschermo hanno solo funzioni decorative e non consentono di risparmiare energia. Anzi, consumano più elettricità di quanta il computer ne userebbe normalmente.
4) Evita di stampare più volte un documento ancora in lavorazione, fai le modifiche sul video e stampa solo se è veramente necessario. Quando devi stampare un documento ancora in “bozza”, scegli le opzioni “economy”, “draft”, o “bozza”.
5) Ricorda di spegnere le luci quando esci da una stanza e illumina solo dove serve. Sulla scrivania usa le lampade da tavolo con braccio orientabile, consumano poco ed eviti zone d’ombra. Quando si rompe una lampadina, chiedi di sostituirla con una a LED, molto più efficienti delle altre.
6) Sali e scendi le scale a piedi anziché prendere l’ascensore. Ogni volta che non usiamo l’ascensore risparmiamo circa 0,05 kWh. In piedi da fermi consumiamo una chilocaloria al minuto, se camminiamo tra 2,5 e 3,5 e se saliamo le scale di chilocalorie al minuto ne consumiamo più di 5!
7) Riduci il tempo impiegato per fare la doccia. Con una doccia breve risparmierai l’energia che serve per riscaldare l’acqua, oltre naturalmente all’acqua. Ricorda che ogni minuto in più che passi sotto la doccia consumi circa 10 litri di acqua.
8) Se a casa o a scuola la temperatura non è confortevole, non aprire le finestre ma chiedi di regolare la temperatura ambiente. Se spegni il climatizzatore che hai in camera almeno mezz’ora prima di uscire, ridurrai i consumi superflui e ti adatterai gradualmente alla temperatura esterna.
9) Per i tuoi spostamenti usa i mezzi pubblici o la bicicletta e quando puoi fai una salutare camminata. Chiedi ai genitori di organizzare un car pooling per trasportare più ragazzi che devono raggiungere la stessa meta. Considera che in media per ogni litro di benzina vengono rilasciati in atmosfera oltre 2,5 kg di CO2.
10) Non lasciare la porta del frigorifero aperta nell’attesa di decidere cosa prendere da mangiare o bere. Bastano 8 secondi per disperdere tutta l’aria fredda dell’interno.
(Fonte: casaeclima.com)


lunedì 9 aprile 2018

LA CORREZIONE DEI PONTI TERMICI (seconda parte)


Prodotti specifici per risolvere i ponti termici
Esistono diverse soluzioni innovative per la riduzione dei ponti termici, di seguito ne abbiamo approfondite alcune di particolare interesse.
I materiali isolanti igroscopici
Alcuni materiali isolanti presentano caratteristiche di igroscopicità più elevate rispetto ad altri. L’igroscopicità di un materiale isolante è un fattore molto importante per le applicazioni edilizie poiché permette di assorbire il vapore acqueo sia presente su una parete degradata dalla muffa, sia presente nell’aria dell’ambiente interno.
L’umidità assorbita dal materiale viene poi rilasciata successivamente quando le condizioni diventano più favorevoli (per esempio quando il riscaldamento è acceso oppure quando c’è un adeguato ricambio dell’aria).
Questi materiali sono costituiti principalmente da silicato di calcio. Tali pannelli sono degli isolanti minerali, non fibrosi, a base di idrati di silicato di calcio, calce, sabbia, cemento, acqua e additivi porizzanti (porosità > 95%).
Un pannello in silicato di calcio può assorbire acqua fino a 3 volte il suo peso. Inoltre, grazie alla sua elevata alcalinità (pH > 10), il silicato di calcio può considerarsi un antimuffa naturale per lavori di ristrutturazione sul lato interno delle pareti (o soffitti) sia degli edifici esistenti, sia per le nuove costruzioni. Pertanto è ideale per la correzione dei ponti termici nelle zone molto degradate dalla muffa e in particolar modo dall’umidità da condensa.
Taglio termico del balcone
Si tratta dell’inserimento di uno strato isolante tra il balcone e il solaio interno in modo da poter avere una certa continuità dell’isolamento del muro. In commercio ne esistono di diverse tipologie e di diverso materiale. Alcune tipologie presentano dei ferri per poter permettere la continuità dell’armatura tra il solaio interno e il balcone esterno, mentre in altre è possibile inserire i ferri di armatura dopo l’installazione del taglio termico e prima del getto di calcestruzzo. In generale, per garantire un corretto funzionamento della mensola, in corrispondenza del taglio termico si usano materiali che resistono bene sia alla trazione (armatura in acciaio) sia alla compressione (elementi ad alta densità) fornendo comunque un buon isolamento termico.
Da un punto di vista termico, la soluzione garantisce la riduzione del ponte termico di circa il 70-80% rispetto a una soluzione tradizionale (assenza del taglio termico). In alternativa, è possibile risolvere il problema del ponte termico del balcone “staccandolo” dalla struttura muraria e fissandolo o attraverso tiranti posti sul tetto, oppure attraverso dei pilastri.
Bancale con isolamento termico
Il bancale della finestra è uno dei ponti temici per eccellenza. Ci sono varie tecniche per ridurre questo ponte termico. In commercio esiste un bancale realizzato con un’anima in polistirene circondata da calcestruzzo fibrorinforzato e provvisto di armature tradizionali. Tale soluzione garantisce una riduzione del ponte termico del 50-60% rispetto a un bancale tradizionale.
Rivestimento del bancale
Il “rivestimento del bancale” è una soglia aggiuntiva da appoggiare a quella preesistente avente uno sporto fi no allo spessore dell’eventuale cappotto esterno. Lo sporto ricopre la soglia anche verticalmente in modo da ridurre le dispersioni termiche del ponte termico.
Controtelai passanti
Un’altra tecnica valida per ridurre il ponte termico del bancale è quella di creare un taglio termico nel bancale . Questo può essere ottenuto o attraverso l’inserimento di materiale isolante (il bancale quindi risulta diviso in due parti) o attraverso l’inserimento di un controtelaio con lo stesso scopo dell’isolante ma con caratteristiche di resistenza meccanica superiori.
Cassonetto isolato
Il ponte termico del cassonetto è spesso trascurato non perché le dispersioni siano limitate, ma per incapacità o inesperienza. Le dispersioni termiche in prossimità dei cassonetti (specialmente se non isolati) sono elevate soprattutto se si pensa che lo scopo del cassonetto sia solo quello di ospitare il sistema oscurante. Ci sono sistemi che possono ridurre le dispersioni del cassonetto intervenendo sulla zona interna semplicemente inserendo uno strato di isolante
Materiali iperisolanti
I materiali iperisolanti, rispetto agli isolanti di tipo tradizionale (0,030-0,060 W/mK) hanno la peculiarità di avere una conducibilità termica molto bassa (0,013-0,014 W/mK) con spessori ridotti (0,5-3 cm).
Il superisolamento di tali materiali può essere ottenuto o attraverso l’eliminazione dell’aria all’interno del materiale (in questo caso si parla di pannelli isolanti sottovuoto – Vacuum Insulation Panel, VIP) oppure cercando di intrappolarla in pori di dimensione molto piccola (al fine di limitare fortemente gli scambi termici).
Questa ultima tecnica è utilizzata mediante gli areogel o altri materiali nano-porosi. Questi materiali possono essere usati sia per ridurre le dispersioni sia per correggere eventuali discontinuità termiche (per esempio un ponte termico d’angolo tra due pareti verticali). Nei casi in cui è possibile intervenire solo sul lato interno, l’uso di questi materiali può essere vantaggioso anche in termini di spazio, poiché si otterrebbe un elevato isolamento termico con esigui spessori.
Degrado causato dai ponti termici
I ponti termici influiscono negativamente non solo sui consumi energetici, ma anche sul comfort abitativo. A causa della disomogeneità della distribuzione delle temperature superficiali nell’ambiente abitato, essi determinano, infatti, un abbassamento della temperatura radiante che è un indice del livello di comfort.
La temperatura media radiante può essere definita come la temperatura media delle pareti con le quali il corpo umano scambia energia: più bassa è la temperatura delle pareti e minore è la temperatura media radiante e, di conseguenza, maggiore sarà la quantità di energia che il corpo scambia per irraggiamento verso la parete, aumentando la sensazione “di freddo”.

Ai problemi di comfort termico possono seguire anche quelli igienico-sanitari con la formazione di macchie e muffe. Le muffe e le alghe rappresentano elementi di degrado biologico che si moltiplicano mediante microrganismi presenti nell’aria (spore). La presenza delle impurità presenti sulla pittura delle pareti e dei microorganismi nell’aria, aiutati da sfavorevoli condizioni di temperatura e umidità degli ambienti, ne facilita il proliferare.
Inizialmente il degrado è di tipo estetico con formazione di macchie formate da puntini di colore nero che con il tempo progrediscono fino a diventare vere e proprie aree nere, in corrispondenza del ponte termico tra parete e solaio, in corrispondenza dei ponti termici degli architravi delle finestre e dei davanzali. Il davanzale, solitamente in marmo, presenta una conducibilità termica molto alta (> 2 W/mK) e crea una discontinuità termica nella parete. Anche se il radiatore aiuta ad aumentare la temperatura, quando l’impianto viene spento, a causa dello scarso livello di isolamento associato a un ridotto spessore della nicchia si possono creare le condizioni favorevoli per la formazione di macchie e condense.
A lungo andare le muffe determinano la polverizzazione e sfogliamento dell’intonaco e un odore sgradevole all’interno degli ambienti.
Infine, da non sottovalutare sono i danni strutturali che i ponti termici potrebbero determinare. La disomogenea distribuzione delle temperature all’interno del nodo strutturale può provocare, nei casi più gravi, tensioni interne con conseguente degradazione dei materiali che costituiscono il nodo.
(Fonte:ingegneri.info)